Una delle prime cose da insegnare ad un puledro è quella di essere toccato ovunque. Vediamo come.
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Il contatto dell’essere umano su un cavallo domestico dovrebbe essere considerato normale. In molte situazioni, però, non è così. Non è raro incontrare cavalli che non amano essere toccati o che reagiscono con difese se toccati in alcune parti del corpo. Questi comportamenti possono derivare da dolore, esperienze traumatiche o da una mancata corretta educazione.
Idealmente, dovrebbe spettare all’allevatore il compito di abituare il puledro al primo contatto umano, se la nascita avviene in allevamento. Farlo nei primi giorni di vita è semplice, a patto che la madre sia collaborativa. Se la fattrice è ostile all’uomo, è probabile che anche il puledro sviluppi la stessa diffidenza.
Molti proprietari si trovano ad affrontare questa situazione con un cavallo giovane acquistato, quindi non nato in casa. È improbabile che il nuovo arrivato accetti subito di essere toccato ovunque, ma è fondamentale abituarlo a farlo quanto prima. Questo è importante non solo per la gestione quotidiana, ma anche per eventuali cure o medicazioni future.

Come iniziare il contatto
L’operazione andrà svolta in tondino o in campo, con il puledro alla lunghina. È consigliabile avere già lavorato almeno sui primi sei step del metodo ATH, fino a stabilire lo spazio personale. Questo approccio preliminare renderà il puledro più fiducioso e rispettoso, facilitando l’accettazione del contatto.
Iniziamo toccando le spalle e il garrese, mantenendo il puledro sufficientemente vicino per evitare reazioni improvvise. Controlliamo sempre le sue espressioni e la risposta al contatto. Se mostra tensione o disagio, è opportuno riprendere il lavoro sulla gestione del rispetto, replicando gli esercizi di base del metodo.
Il tocco deve essere leggero e costante, evitando pacche o colpetti che la maggior parte dei cavalli non apprezza. Cerchiamo i punti più piacevoli per lui, come il garrese, il collo o alla base della criniera, e sfruttiamoli per creare esperienze positive. Nel caso di evidente e continua tensione o paura al tocco, utilizziamo uno stick o un frustino per le prime volte, come un prolungamento del nostro braccio e cerchiamo di intuire da quale distanza inizia il nervosismo, utilizzandola come punto di inizio del lavoro.

Estendere il contatto
Dalla spalla, passiamo gradualmente al garrese, alla schiena e alla groppa, mantenendo sempre la testa del cavallo flessa verso di noi per prevenire difese. Scendiamo poi con movimenti leggeri verso le gambe posteriori, sfiorandole brevemente e velocemente, osservandone le reazioni. Se il puledro reagisce, ripetiamo il tocco fino a ottenere maggiore calma, poi rallentiamo.
Dopo aver toccato le gambe posteriori, passiamo alla pancia, muovendoci dal costato verso il basso. Anche qui, iniziamo con tocchi rapidi e aumentiamo la durata man mano che cresce la confidenza.
Le gambe anteriori sono più complicate perché il puledro potrebbe rampare. Lo studio delle sue espressioni è essenziale per prevenire incidenti. Dopo le gambe anteriori, tocchiamo il petto, avendo cura di correggere eventuali tentativi di mordere con un colpo secco della lunghina.

Affrontare le aree delicate
Solo ora passiamo alla testa, iniziando dalla ganascia e avvicinandoci gradualmente agli occhi e al naso. Evitiamo di toccare direttamente gli occhi e prestiamo attenzione a eventuali tentativi di mordere, visto che le nostre mani saranno vicino alla bocca e per i puledri, gli stalloncini più di tutti, cercheranno di mordere prendendo il tutto come un gioco. Logicamente non lo permetteremo e puniremo il tentativo sempre con un colpo secco della lunghina e non cercando di colpirli con la mano, altrimenti andremo ad iniziare una sfida particolarmente amata dai puledri.
Le orecchie sono particolarmente sensibili: iniziamo dalla parte esterna, sfiorando poi le punte e, se possibile, l’interno del padiglione. Ricordiamo che alcuni puledri, specie se cresciuti al pascolo, potrebbero avere funghi o infezioni dolorose all’interno delle orecchie. Valutiamo in base al soggetto se ci conviene arrivare alle orecchie dal collo o dalla fronte. Ogni cavallo ha le proprie preferenze e sta a noi comprenderle.
L’ultima zona delicata è l’interno coscia e l’inguine. Iniziamo con uno stick o un frustino per evitare calci e passiamo al contatto diretto solo quando il cavallo è tranquillo. Replichiamo l’intero procedimento su entrambi i lati del cavallo.

Concludere positivamente
Ripetere quotidianamente questo lavoro aumenterà la fiducia del puledro verso il contatto umano, permettendoci di passare poi alle spazzole e ad altri strumenti. Man mano che il cavallo si rilassa, possiamo allentare la presa sulla lunghina, dimostrandogli fiducia.
Ricordiamo che non tutti i cavalli amano essere toccati e, come per gli esseri umani, alcuni gradiscono meno il contatto fisico. Il nostro obiettivo è abituarli al tocco necessario, senza aspettarci che lo apprezzino sempre.
CAVALLI/PULEDRI AGGRESSIVI
Alcuni soggetti per indole o esperienza, diventano aggressivi al tentativo di contatto. In tal caso dovremo rinforzare il nostro ruolo di leader ripetendo gli esercizi di base e punendo ogni azione aggressiva facendo arretrare il cavallo o rimettendolo in lavoro, in modo da associare il comportamento scorretto ad una situazione di scomodità. Solo la ripetizione costante e continua lo porterò ad accettare il contatto con l’essere umano. Forzare anzitempo questa accettazione potrebbe portare il soggetto a serbare rancore che prima o dopo sfocerà in nuovi atteggiamenti aggressivi.